I territori di Oschiri, Tula, Erula, Monti, Berchidda e Telti appaiono in età preistorica, ed in particolare in età nuragica, abitati e controllati in modo molto capillare come accade, del resto, in tutta l’isola a conseguenza di un significativo sviluppo economico, sociale e demografico particolarmente evidente a partire dalla media età del Bronzo fino al primo Ferro (1800-1000 a.C.)

I Nuraghi costituiscono l’espressione più importante della civiltà che da essi trae il nome, talmente integrati nel territorio da costituire tuttora un tratto saliente del paesaggio sardo, ai quali si aggiungono villaggi, tombe megalitiche, templi e santuari più una grande produzione di manufatti ceramici e litici ed un’importante produzione metallurgica.

Nella regione se ne contano molti ancora visibili e altrettanti non più riscontrabili dei quali spesso si ha testimonianza solo grazie a toponimi che ne ricordano l’antica presenza.

In tutta l’area la fase più arcaica dell’età dei nuraghi è documentata dalla presenza di strutture classificate come protonuraghi o nuraghi arcaici.

Queste costruzioni, piuttosto elementari nella loro architettura, presentano varietà di forme planimetriche, struttura muraria in genere rozza e non troppo elevata, prevalenza dei pieni rispetto ai vuoti, spesso con più ingressi. L’interno è costituito da corridoi, che talora si incrociano oppure attraversano l’intera massa muraria, da vani-scala, da nicchie ed anche da piccoli ambienti voltati ad ogiva. Alcuni esempi sono il Sorighina, il Mandra Manna e il Pigalva in territorio di Tula.

Alla fine del Bronzo Medio e nel successivo Bronzo Recente e Finale, con il pieno affermarsi della Civiltà nuragica ed in continuità di utilizzo con le costruzione già esistenti fanno la loro comparsa i classici nuraghi “voltati a tholos”, prima monotorri e successivamente complessi.

Il nuraghe a tholos risponde ad un modulo architettonico standardizzato che nella forma più elementare prevede una sola torre troncoconica a pianta circolare e con ingresso ad un corridoio, marginato o meno da nicchia e vano-scala, che introduce nella camera principale spesso provvista  di spazi sussidiari come nicchie e stipetti.

Al suo interno la torre può contenere fino a tre camere sovrapposte, circolari e chiuse a ogiva.

Una scala con svolgimento elicoidale, ricavata nello spessore murario della camera, conduceva ai piani superiori e sul terrazzo.

Fra i nuraghi monotorre di questo territorio possiamo annoverare il nuraghe Ruju, S’arroccu e  Mazzone in territorio di Tula, il nuraghe Mandras, Peddhiu, su Mandrione e Fioridas in territorio di Berchidda, il nuraghe Accas Alvas e monte Uri ad Oschiri.

Per ciò che concerne invece i nuraghi complessi, alla torre principale definita mastio si aggiungono ulteriori strutture come una o più torri di dimensioni inferiori alla principale spesso in connessione tra loro attraverso muraglie (antemurale) includenti un cortile a cielo aperto davanti all’ingresso principale.

Nell’areale di nostro interesse probabilmente attribuibili a tale tipologia sono: il nuraghe Paule nel territorio di Tula, il San Michele nel territorio di Berchidda ed il nuraghe Longu nel territorio di Oschiri.

Sulla funzione dei nuraghi, grazie all’impegno ormai secolare di illustri studiosi, vi è da tempo sostanziale accordo.

Attenuatasi la teoria che assegnava ai nuraghi un’esclusiva destinazione militare, se ne ipotizza oggi un carattere di tipo polifunzionale.

Infatti, all’interno di un sistema tribale per il quale risultava fondamentale il controllo capillare del del territorio, il nuraghe -talvolta con villaggio annesso- costituiva probabilmente l’elemento catalizzatore nel quale confluivano le istanze comuni dei vari clan distribuiti nella zona.

In alcuni casi, quindi, semplici “fattorie” di gruppi familiari allargati con funzione di centro di raccolta e distribuzione di beni oppure, in altri, vere e proprie fortezze dall’architettura imponente e complessa come nei casi di Su Nuraxi di Barumini e il nuraghe Arrubiu di Orroli.

credits by Fausto Sanna – Luigi Campagna